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mercoledì 17 marzo 2010

La città come sistema di persone

«I primitivi e i prealfabetici fanno tutt'uno del tempo e dello spazio, e vivono più in uno spazio acustico, orizzontale, sconfinato e olfattivo che in uno spazio visivo ... 
Il circuito elettrico sta ricreando in noi l'orientamento spaziale pluridimensionale dei "primitivi" ... Il mondo istantaneo dei media d'informazione ci coinvolge tutti, e di colpo. Non è possibile distacco, né cornice»
Marshall Mc Luhan: Understanding Media

collettivo urbano elaborato da G.C su diagramma di 
Herrey e Pertzoff che schematizza la pianificazione organica
 
Cos'è, oggi, la città? Sempre meno un sistema di ruoli o di cose,  sempre più un sistema di persone coinvolte in una pluralità di esperienze sociali: un mosaico di episodi ciascuno con la propria specificità e durata, contrapposti attraverso il medium della Forma.
Il collettivo è fatto di permutazioni: di teoria inespressa, non di dottrine esplicite.
"Imprevisto" significa che non c'è nulla di definitivo: un progetto non può prevedere le crepe che si apriranno nel futuro, ma può descrivere uno stato di cose ideale cui ci si può approssimare.
G.C.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Non so bene perché, ma lo schema mi ha richiamato alla memoria la mappa somato – sensoriale che sta nel nostro cervello e che i neurobiologi chiamano "homunculus".
Sarebbe interessante, per chi lo sapesse fare, sovrapporre questa distorta rappresentazione del corpo alle strutture sociali, culturali e, perché no?, urbanistiche e cercare eventuali corrispondenze. Tutto parte dalla percezione corporea, l'idea di alto, basso, sopra, sotto, verticale, orizzontale, simmetrico, asimmetrico ecc.

Vilma

Giannino Cusano ha detto...

Molto interessante, Vilma, benché le mie conoscenze di neurobiologia siano scarsissime, per non dire inestistenti o quasi.
Dove potrei trovare materiale?

Anonimo ha detto...

anche le mie conoscenze di neurobiologia sono scarse, sono una lettrice onnivora e disordinata, parto secondo l'imput del momento e spesso arrivo da tutt'altra parte rispetto alle mie aspettative. Ho incontrato le neuroscienze approfondendo il discorso sull'arte e sull'esperienza estetica, ci sono libri che mi hanno affascinata:

"Che cosa sappiamo della mente" di Vilayanur Ramachandran

"La visione dall’interno, arte e cervello" di Semir Zeki

Sono convinta che l'esperienza estetica, fare o fruire l'arte, abbia basi neurobiologiche e che si dovrebbe più correttamente parlare, come insegna Zeki, di neuroestetica. Ciò non esclude, ovviamente, la contemporanea presenza di una componente emozionale, legata al personale vissuto di ognuno e quindi eminentemente cullturale.Il discorso è evidentemente troppo complesso per affrontarlo in un commento.

Per tornare all'homunculus,
http://it.wikipedia.org/wiki/Homunculus_sensitivo
si tratta di una sorta di mappa del corpo impressa sulla corteccia cerebrale, una rappresentazione alla quale Ramachandran ricorre spesso per spiegare il discorso sull'arto fantasma.

L'argomento è avvincente, la tua curiosità farà il resto.

ciao
Vilma