ARCH-pagine

martedì 11 maggio 2010

Corviale? E' da reinventare, non da negare

23 milioni di euro sarebbero da anni disponibili per risistemare Corviale e il suo intorno.
Lo dichiara, in una recente intervista a Radio Radicale, Teodoro Buontempo, assessore alle politiche della Casa della nuova giunta laziale guidata da Renata Polverini. Le ipotesi andrebbero dalla demolizione integrale, per ricostruire sull'area circostante edifici più bassi e suddivisi, a quella di tagliare a fette Corviale per ottenerne delle palazzine "normali".
Corviale è un edificio romano costruito dall'Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.) su progetto redatto nel 1972 dell'architetto Mario Fiorentino. Appena finito, suscitò enormi polemiche: anzitutto perché è un unico edificio lungo un chilometro e per questo, a dire dei suoi detrattori,  sarebbe invivibile. Che vuol dire? Non è ulteriormente specificato. Che è invivibile perché è lungo 1 km? Dunque, ci sarebbe una lunghezza-limite di vivibilità.  E quanto sarebbe? 600 metri? 300? 200? Non si capisce, ovvio: per il semplice fatto che non è un argomento.
Si dice, poi, che si tratterebbe di un malinteso (sic!) riferimento alle Unità di abitazione di Le Corbusier, segnatamente quella di Marsiglia. Che, per inciso,  nasce già malintesa di suo, dato che il maestro svizzero insisteva ostinatamente perché se ne realizzassero otto una di fila all'altra: numero minimo, sosteneva,  perché si innescasse "effetto città". Ma , al solito, l'amministrazione marsigliese, quasi certamente per pavidità,  decise di farne una sola. Che ovviamente, senza le altre sette, risulta un po' un'astronave spaesata e isolata dal mondo. L'obiezione legittima esattamente il contrario: che Corviale abbia, invece,  assai ben inteso l'autentico messaggio, non quello coartato in partenza, dell'Unitè d'Habitation marsigliese.
In realtà Corviale ha la scala della nuova dimensione urbana e metropolitana: è un segnale chiaro, visibile; dice senza mezzi termini: "qui finisce la città e inizia la campagna", ponendosi come riferimento visivo evidente, al modo in cui le mura della città storica ne erano il confine. Impedendole di disperdersi e frantrumarsi  nell'ennesimo sprawl urbano che devasta l'agro, mangia il territorio e  non lascia spazi aperti, liberi, vivibili. La densità e la concentrazione sono un punto di forza di Corviale proprio perché un'area verde assai ampia si stende tutt'intorno al complesso residenziale.
Che al suo interno racchiude la promenade del quarto piano, interamente destinata a servizi, mai attivati dalle amministrazioni e quindi abusivamente occupati e trasformati in alloggi. Anche gli ascensori non funzionerebbero per mancanza di attivazione o di manutenzione. I lunghi ballatoi interni, poi, sarebbero monotoni ed alienanti.  Bene: ma allora, perché demolire o affettare Corviale come se fosse una soppressata? Solo per una ragione estetica? E chi decide cosa è estetico e cosa no? Sono forse meglio le periferie fatte di palazzine e case popolari sparse all'infinito? Non si capisce.
Si potrebbe, invece, reinventare Corviale con coraggio e fantasia, lasciando intatto il segno da un chilometro ma facendone occasione per nuovi e più stimolanti esiti, invece di negarne l'apporto a scala di paesaggio urbano. Per esempio, sottraendo parti della sua volumetria, da ricostruire nell'area in modo da offirire un ancoraggio al suolo, e permettere introspezioni e visuali inedite attraverso l'edificio, modulandone la permeabilità visiva e climatica. E ripensando, insieme,   i grandi ballatoi interni, che improvvisamente sbucherebbero su grandi vuoti e logge a tripla o quadrupla altezza, spezzando la monotonia dei percorsi e configurando inediti plein air di servizi comunitari protetti ma aperti alla natura e al verde circostante.
Ma la spessa cellulite dell'ovvio, per favore, no: non a queste cifre, poi.
De-pensiamo Corviale creativamente: si indìca un concorso di idee aperto a tutti, dalle archistar all'ultimo dei dilettanti, si discutano a fondo le proposte con gli abitanti,  se ne scelga una e la si realizzi.  Ma che vinca l'idea migliore, la più fantasiosa e stimolante: l'innovazione, non la solita italica sciatteria gremita di luoghi comuni. Abbiamo bisogno di cultura e di rischio, non di alimentare ulteriori, soffocanti stereotipi; di innnescare processi vitali, non di surgelare risultati; di stimolare e favorire la creatività  degli abitanti, il loro spirito di avventura, il loro gusto di trasformare e inventare in prima persona. Non, come sempre, bare preconfezionate "per" e malgrado i cittadini, ma forme viventi inventate "con" loro.
G.C.


immagine in alto: Anarchytecture  - architettura libertaria per Corviale, Concept by G.C.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dissentisco, con la speranza di aprire un dialogo. Non è la lunghezza del Serpentone, né l'estetica a essere in questione, ma la socio-geometria del luogo, e davvero non capisco se le sue obiezioni alle obiezioni siano in buona fede. Ad es. il famoso 4o piano non doveva essere attivato dalle "autorità" ma dall'iniziativa dei commercianti: e quale pazzo avrebbe mai aperto un negozio in quelle condizioni, andando fallito soltanto per obbedire al progetto di Fiorentino? La "vivibilità" della campagna, protetta dallo sprawl, poi: ci è mai stato? Ha idea di quanto sia vivibile quel deserto? Ha idea di dove passano il tempo libero gli abitanti del Corviale e del suo segno forte? I progetti di Gabriele Tagliaventi e Ettore M. Mazzola per Corviale sono ben altro che palazzine e case popolari sparse all'infinito, sono la risposta chirurgica alla "città di fondazione" ormai imposta dalla storia scritta da Fiorentino, semplicemente riportandola a piano reti e a misure biofiliche, affinché vita, attività, tempo ludico possano avervi luogo.

Giannino Cusano ha detto...

Benissimo: il dissenso è la prima cosa.
Non conosco il progetto di tagliaverdi e Mazzola e sarei interessato a vederlo. Il mio commento era relativo alle dichiarazioni di Bontempo; che,per la verità, mi sono parse oltremodo ovvie.
A Corviale ci sono stato, ho osservato le persone, cosa fanno e come lo fanno; ho parlato di reinventare Corviale proprio perché ritengo che così com'è non possa andare. Credo che il discorso andrebbe aperto il più possibile a 360°.
G.C.